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APRILE 2021

Biopass, il passaporto per la vita del suolo

Un vino buono è figlio di una terra vitale: se il suolo è ricco di flora e fauna, le radici sono in equilibrio e producono meglio.

Ma come “misurare” questa biodiversità?

Il Progetto Biopass (acronimo di Biodiversità, Paesaggio, Ambiente, Suolo e Società) è la soluzione. Curata dallo Studio Agronomico Sata, tale indagine sensoriale intende creare una vera e propria “carta d’identità” di ogni singola parcella, che confermi la bontà delle nostre azioni e che ci aiuti a gestire al meglio l’ecosistema vigna. Qualche collega produttore ha richiesto l’analisi di alcuni appezzamenti, ma per noi era importante ottenere una mappatura completa, esaminando in dettaglio tutti i vigneti Ronco Calino.

La ricerca si è articolata in una prima fase di valutazione visiva del suolo mediante il prelievo di campioni da uno scavo profondo quanto le radici. Gli agronomi hanno analizzato struttura, tessitura, porosità, colore, presenza di zone di ristagno superficiale, crosta, erosione e copertura erbacea.

Poi si sono concentrati sulla misurazione del contenuto in rame e in sostanza organica.
I risultati sono confortanti: i residui di rame nel terreno sono ampiamente inferiori alla soglia d’allarme (100ppm) e decrescono con la profondità, riducendo il rischio di inquinamento delle falde. Grazie invece a quanto emerso sulla sostanza organica, abbiamo individuato i suoli più “sofferenti” e li abbiamo arricchiti con compost organico bio e con la tecnica del sovescio.
L’ultimo stadio dell’analisi ha riguardato l’artropodofauna, cioè quali e quante forme di vita abitano il sottosuolo. E qui abbiamo fatto un’importante scoperta: in uno dei nostri vigneti, unico caso in Franciacorta, è stato trovato il raro e delicato pseudoscorpionide. La presenza di un organismo tanto fragile è la miglior conferma della salubrità del terreno.

L’ambiente è il nostro primo partner produttivo: per questo vogliamo conoscere gli abitatori del suolo e rispettarli, lavorando la vigna in modo olistico. Più dei nutrienti o della posizione del vigneto, è infatti la vita che lo caratterizza a fare la differenza.  

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